NON C’È INIZIO SENZA FINE (22/11/2008 sabato)

NON C’È INIZIO SENSA FINE
22 novembre 2008 sabato
Che notte!!
Probabilmente avrei riposato maggiormente se avessimo montato la tenda sul tetto della casa anziché nel cortile, ma, per i persistenti problemi gastrointestinali del presidente, la discesa con la scala dogon durante la notte per raggiungere la toilette all’esterno dell’hotel (dans la nature come ci ha proposto il nostro albergatore, sarebbe stata intempestiva e problematica.
Il mio dormiveglia è stato piacevolmente rallegrato dalla musica africana proveniente dal villaggio, la nottata è però trascorsa insonne, tra prolungati ragli d’asini, incessanti assalti di rospi sulla tenda e assidue passeggiate notturne dans la nature del mio coinquilino.
Sarà colpa dell’harmattan che, soffiando insistentemente tutta la notte, ha reso inquieti asini, rospi, l’intestino del mio coinquilino e me stessa?
Finalmente il richiamo del muezzin!
L’invitante colazione con tè africano alla menta e fumanti beignets de mil, l’acquisto di due particolari calebasses e di un tessuto indaco mi restituiscono la calma perduta.
Partiamo dopo l’alba mentre il villaggio riprende lentamente vita: le donne in fila indiana con le calebasses sulla testa, i bambini coi secchi, gli uomini sui carretti trainati da asini, gli animali al pascolo.
Ridiscendiamo in auto verso la piana affascinati dalle dune di sabbia dorata.
Sostiamo in un accampamento peul ed entriamo, su invito di un’anziana donna, all’interno di una capanna. Sulla sabbia, accanto a secchi, galline e pulcini c’è un giaciglio composto da sottili canne legate assieme. Dei pali di legno, alti circa cm.170, reggono un piano sempre composto da canne dove sono accatastate calebasses di diverse dimensioni, coperchi e tessuti. Ringraziamo cortesemente ma rifiutiamo di bere acqua e latte, della stessa tonalità biancastra, che ci vengono gentilmente offerti e contraccambiamo donando delle baguettes.
Gli uomini sono lontani, intenti a far pascolare gli animali e ad accatastare le spighe di miglio e nell’accampamento ci sono solo donne anziane e bambini.
Che misto di tenerezza e tristezza nel vedere quel bambino nudo col pancione gonfio e i capelli chiari, sintomo di malattia, che ci corre incontro reggendo un gattino nero magro come lui!
Endé ore 11: sostiamo all’ombra nel campement Yaba-talù, attendendo l’arrivo di Carlo, Fulvio e Tommy, dopo aver acquistato delle strisce strette di cotone bianche cucite assieme e delle sculture lignee.
Ritorniamo tutti insieme all’Hotel Toguna a quattro chilometri a ovest di Bandiagara.
Cena con riso lessato, verdure, brochettes e patatine, chiacchiere, impressioni dei giorni trascorsi e valutazione dei progetti da intraprendere.
Dopo essermi sottoposta alla prima fase di decorazione con l’henné, trascorro l’ultima notte in questo accogliente e familiare punto di riferimento dove sono presenti gatti, cani, rospi ed enormi cavallette.

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